Ma non chiamatelo Canone Rai!
22 feb 2012 1 commento
in News Etichette: canone rai, canone televisivo, imposta, rai, rai radiotelevisione italiana, servizio pubblico radiotelevisivo, tassa, televisione, televisore
Ieri un comunicato stampa della Rai ha chiarito che “non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone e che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore”.
Intanto in questi giorni si parla anche di Canone Rai per le aziende. Perchè, scaduto il termine per il pagamento del canone ordinario (quello pagato dalle famiglie per intendersi), sono cominciate ad arrivare a società, aziende, uffici, lettere per la riscossione di questa tassa relativa al possesso di apparecchi atti alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive in ambienti commerciali o comunque al di fuori dell’ambito familiare. L’importo dovuto è variabile a seconda delle dimensioni dell’azienda.
Ma che cos’è il Canone televisivo in Italia? Definizione: “è un’imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano, indipendente dalla reale fruizione o dalla volontà di fruire dei programmi trasmessi dai vari operatori televisivi. Le entrate dello Stato derivanti da questa imposta sono devoluti direttamente alla società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, cioè la Rai Radiotelevisione Italiana S.p.A.” (Fonte Wikipedia)
Il Canone televisivo in generale “è un tributo richiesto per finanziare la radiodiffusione pubblica nei vari Paesi, permettendo così la trasmissione di programmi con poca o nessuna pubblicità” (fonte Wikipedia). Alcuni Paesi hanno scelto di abolirlo. Altri utilizzano solo le entrate dovute a questa tassa per finanziare la tv di Stato. In altri ancora, ad esempio in Italia, si aggiungono ad essa gli introiti pubblicitari.
Nel nostro Paese, come si può vedere dalla definizione precedentemente enunciata, il Canone è una tassa relativa alla detenzione di apparecchi che permettono di vedere la televisione. Detto questo, a mio parere, c’è un errore non trascurabile nel chiamarlo “Canone Rai”. I soldi che arrivano da tale imposta sono effettivamente devoluti dallo Stato alla Rai, ma è il possedere l’apparecchio a diventare motivo di tassazione. Non tutti sono informati di questa differenza, che non cambia il risultato in termini di “dove vanno i nostri soldi”, ma permette di cambiare la mentalità di chi si trova incerto sul dover pagare o meno il Canone televisivo.
“Devo pagare il Canone anche se non guardo la Rai?”, “La Rai non mi piace più quindi il Canone non lo pago”, “Si tratta di una tassa non obbligatoria. Se non guardi la Rai non devi pagarla. Io sono anni che non pago il Canone”. Questi sono solo esempi di vaneggiamenti in cui sono inciampata sulla Rete. Prima ho scosso la testa, poi ho riflettuto: ma chiamarlo Canone Rai non è forse solo altra causa di confusione?
L’informazione è fondamentale. Se non è ben realizzata, può provocare supposizioni e azioni errate. Non siamo tutti in grado di trovare da soli le risposte. Esse devono essere fornite da chi ha interesse nell’educazione del cittadino. Ci tengo a precisare che non voglio entrare nel merito della qualità del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. Il punto è l’evasione di una tassa che esiste e che deve essere pagata.
C’è una questione che mi ronza in testa però: se si tratta di un’imposta per detenzione dell’apparecchio, vuol dire che se voglio vedere solo Mediaset, o tv locali, o Sky, devo comunque pagarla. Quindi perché non si è mai pensato di obbligare chiunque trasmetta in Italia a mostrare pubblicità informative sulla scadenza del Canone? La concorrenza, già. Ma pensiamoci bene: non è un Canone Rai, ma un Canone televisivo.






feb 23, 2012 @ 13:17:12
In effetti pure io ho sempre pensato che il Canone fosse della RAI (rai 1, rai 2, rai 3 per intendersi).
Sono d’accordo: le informazioni dovrebbero essere più efficaci.